Cuore di maglia, la maglia del (mio) cuore.

Ero ancora volontaria ABIO quando ho sentito parlare per la prima volta di Cuore Di Maglia. Me ne ha parlato Daniela M. che stava lavorando credo ad una copertina. Poi ho conosciuto M. P., me stessa più a fondo e quindi la mia passione per il knitting e grazie a Facebook ho iniziato a seguire la pagina di CDM, finché mi sono decisa e ho contattato uno dei gruppi di Milano.

Per ogni info, consultare il sito http://www.cuoredimaglia.it.

Qualche settimana fa, con Roberta M., conosciuta ad uno degli incontri con M. P. in Via Solari 19 a Milano, abbiamo incontrato il gruppo di Valentina Ortu, ambasciatrice CDM per Milano Centro e responsabile del gruppo Magliaincontri, presso il Mondadori Multicenter in Via Marghera 28 a Milano, dove ogni primo sabato del mese si incontra questo meraviglioso gruppo di sferruzzatrici.

Essendo già agosto pensavo sarebbe stato un gruppo ristretto, ma in pochi minuti ho visto tutte le sedie e le poltrone a disposizione occupate.

Ecco, mi sono emozionata.

Ho incontrato donne di ogni età (e dico davvero di ogni età): la passione comune è il lavoro a maglia, con ferri dritti o circolari e l’obiettivo finale è aiutare i bimbi prematuri, scambiandosi consigli su punti, tecniche, filati e vita quotidiana. Valentina mi ha mostrato tutti i modelli che vengono creati per poi essere consegnati nelle Terapie Intensive Neonatali degli ospedali milanesi, italiani e del mondo, e anche alcuni dei suoi lavori “personali”.

In questo momento le forze CDM sono unite con Emergency per il progetto “una coperta per Anabah”, regione a nord dell’Afganistan, dove Emergency ha costruito un ospedale con reparto pediatrico nel 2003. Si tratta di copertine 60×60 e solo in questo caso preferibilmente, ma non necessariamente 100% merino. Roberta M. ed io abbiamo optato per un modello semplice e veloce: una copertina a maglia rasata (lavorare a diritto le maglie sul dritto del lavoro e a rovescio le maglie sul retro del lavoro) con un bordo a grana di riso (alternare una maglia a diritto e una a rovescio e invertire nella riga successiva).


In quelle poche ore, mentre la mia copertina iniziava a prendere forma, ho conosciuto Caterina R. e Cleonice. Il mio grazie speciale va a loro perché mi hanno accolto come mi conoscessero da sempre, permettendomi di sentirmi a mio agio fin da subito e mostrandomi i loro lavori, svelandomi qualche segreto e parte della loro esperienza. Caterina R. mi ha anche insegnato un punto “da divano”. Oltre ad essere bellissimo e reversibile, è così semplice che si può lavorare senza guardare.

Queste le istruzioni: montare un numero di maglie pari.

Riga 1 (e tutte le dispari successive) >> lavorare una maglia a diritto e una a rovescio fino alla fine della riga;

Riga 2 (e tutte le pari successive) >> lavorare tutte le maglie a diritto.

Questo è il risultato:


Sul knitting se ne dicono tante: è il nuovo yoga, aiuta a rilassarsi, persino a superare i problemi perché distoglie la mente, ma nulla si dice del legame che si crea tra le sferruzzatrici, soprattutto le sferruzzatrici con un obiettivo grande come quello che ha il gruppo di Valentina.

Ogni cuore è legato all’altro da un filo che può allungarsi o accorciarsi, ma non si spezzerà mai, perché il nodo che si usa per legare ogni gomitolo all’altro è uno, ovunque, ed è impossibile da sciogliere.

Cuore di Maglia va oltre alla sua definizione. Non è solo “mani di mamma per bimbi piccini”, è la maglia del cuore che batte e sferruzza per scaldare il mondo.

LaBeBi

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(Non) Tutte le ciambelle riescono col buco!

Per tutti e cinque e sottolineo tutti e cinque gli anni delle elementari, quando arrivava Carnevale, io mi ammalavo. Avevo la febbre. Sempre. Così, non solo saltavo la festa a scuola, ma ero anche obbligata a stare chiusa in casa per una settimana con la nonna Josi. La parte migliore era quando la febbre era abbastanza alta da farmi dormire perché invece, quando iniziavo a stare meglio, ero obbligata a guardare tutte le soap opera di Rete 4 con una breve interruzione per “il pranzo è servito”. Adoravo quella trasmissione e credo piacesse molto anche a lei altrimenti non me l’avrebbe fatta vedere. Quindi aspettavo con ansia che tornasse mia mamma dal lavoro perché mi permetteva, quando stavo meglio, di mettere il mio vestito di Carnevale. Era una maschera da Fata Turchina. Aveva tutto: bacchetta magica, cappello a punta, tanto voile azzurro. Era tutto molto molto azzurro ed è stato per tutti e cinque gli anni sempre lo stesso vestito, naturalmente ereditato da mia cugina Barbara. Verso la fine della settimana e penso fosse così ma solo perché ho un ricordo vivido della cosa e immagino quindi stessi meglio, la nonna Josi preparava i “dones”. Le origini australiane di mia nonna e il fatto che avesse imparato l’italiano praticamente da autodidatta, hanno dato a me e ai miei cugini la possibilità di avere una sorta di mondo parallelo, tutto nostro. Dopo tantissimi anni, abbiamo scoperto che i “dones” non erano altro che i donuts, quelli di cui è tanto goloso Homer Simpson (fonte Pinterest).

  
Le ciambelle che preparava mia nonna erano carine e anche buone, ma non erano i veri donuts americani. In Italia è difficile trovarli o almeno quelli che ho assaggiato non avevano niente a che vedere con quelli, ad esempio, di New York. I donuts di Homer sono morbidi, dolcissimi, golosissimi e coloratissimi e vanno assaggiati obbligatoriamente!

Pochi giorni fa, con Marinunzia Piccenna, in Via Solari 19 a Milano, ho tradotto le istruzioni di una fantasia davvero molto carina. L’abbiamo chiamata “treccine col buco”, ma il nome tecnico è St. John’s wort knitting stitch (vedere il sito http://www.knitting-bee.com).

Queste le istruzioni:

Montare un numero di maglie multiplo di 6 più 2 di vivagno.

Riga 1 >> una maglia a diritto, *passare una maglia dal ferro di sinistra a quello di destra, due maglie a diritto, scavallare la maglia passata sulle due a diritto, tre maglie a diritto*, una maglia a diritto;

Riga 2 >> una maglia a rovescio, *quattro maglie a rovescio, un gettato, una maglia a rovescio*, una maglia a rovescio;

Riga 3 >> una maglia a diritto, *tre maglie a diritto, passare una maglia, due maglie a diritto, scavallare la maglia passata*, una maglia a diritto;

Riga 4 >> una maglia a rovescio, *una maglia a rovescio, un gettato, quattro maglie a rovescio*, una maglia a rovescio.

Sto usando questa fantasia per una stola in Drops Delight, colore 16 verde/blu.

  
Questa fantasia è molto carina per un top estivo, un dettaglio come maniche e taschine magari in un golf invernale o anche una copertina, più o meno baby. E non è assolutamente complicata, si prende la mano subito, ma consiglio di concludere il motivo, che si forma ogni quattro righe, per non rischiare di sbagliare quando si riprende in mano il lavoro. 

E per il prossimo carnevale potrei prepararmi una maschera, magari all’uncinetto, da indossare in preda a qualche virus guardando soap opera e mangiando…dones!

LaBeBi 

Peacocks are like rave turkeys 

Sono nata e cresciuta a Milano. I miei genitori mi hanno portata al circo e allo zoo: negli anni ’80 erano di moda. E non ho avuto animali domestici prima dei 15 anni. Inevitabilmente qualunque mucca, cavallo o capretta io veda ad esempio durante un viaggio in macchina implica una sosta e almeno una fotografia.

Qualche anno fa sono stata a Stoccolma. È una città stupenda, dinamica, pulita, elegante e verde. Durante i mesi di luce la città rinasce: i bar preparano tavolini all’aperto con deliziosi centrotavola e calde coperte su ogni sedia, spuntano chioschi di coloratissimi fiori ovunque e il sole brilla quasi senza tregua regalando lunghissime giornate in cui scoprire angoli assolutamente incantevoli.

Uno dei luoghi più belli in assoluto che ho visitato a Stoccolma è il parco naturale Skansen.

  

È il primo dei musei all’aperto e degli zoo svedesi, si trova sull’isola di Djurgarden ed è stato fondato nel 1891 da Artur Hazelius per preservare e mostrare i costumi della provincia prima dell’era industriale. 

Questo parco è fenomenale. Permette ai turisti di conoscere la flora e la fauna tipiche dei paesi del Nord e anche il passato di questa meravigliosa terra. All’interno è possibile trovare decine di ricostruzioni delle infrastrutture e delle abitudini alimentari e non a partire dalle epoche più lontane.

  

Ci sono centinaia di tipologie di animali, anche quelli più strani e magici, come le renne!

  

E per la prima volta nella mia vita ho visto un pavone! Era un esemplare enorme ed elegante, con una coda lunghissima, perfetta e dai colori stupefacenti.

Nel lavoro ai ferri, ho ammirato a lungo il punto pavone: nel laboratorio di Marinunzia Piccenna in Via Solari 19 a Milano ci sono parecchi campioni. Ho sempre pensato fosse molto difficile, non riuscivo a spiegarmi come potessero crearsi quelle ondine e finalmente ho avuto il coraggio per chiedere! 

Marinunzia mi ha risposto: è facilissimo!

E ho capito che avrei avuto almeno qualche difficoltà.

Ho così iniziato il mio progetto: un golf estivo in cotone Drops Muskat, colore 74. La struttura è alquanto semplice, come tutti i miei progetti più lunghi. Si tratta di due quadrati che verranno cuciti in parte sulla sommità e in parte sui lati. Ho montato 150 maglie e dopo tre righe a legaccio ho iniziato il lavoro vero e proprio: nella parte centrale ho inserito il punto pavone. Ci sono diverse modalità per creare questa fantasia, ma il principio base è alternate i gettati e le maglie lavorare insieme. Nel mio progetto ho lavorato tre volte due maglie insieme a diritto, sei gettati alternati a sei maglie a diritto e ancora per tre volte due maglie insieme a diritto. Ogni gruppo è separato da tre maglie a diritto. Il rovescio si lavora come si presenta. 

  

Questa fantasia è perfetta anche per una copertina baby, magari lavorata con Drops Baby Alpaca Silk, nei colori dal rosa all’azzurro.
  

Questa meraviglia è filata da tre fili che uniscono il meglio di baby alpaca e seta di gelso. Le fibre non sono lavate e non sono sottoposte ad alcun trattamento chimico prima dell colorazione e questo permette di esaltare al massimo le proprietà naturali della fibra, garantendo forma e qualità del tessuto. Baby Alpaca Silk è perfetta per creare indumenti per bambini perché rinfresca quando le temperature si alzano e riscalda quando le temperature si fanno più rigide.

Per quanto riguarda il mio progetto estivo sono già alla versione 2.0 perché le difficoltà che mi aspettavo ci sono state ma ora, grazie a ben 12 segnapunti, dovrei arrivare al traguardo senza altri problemi. 

E chissà magari userò questo golf la prossima volta che tornerò a Stoccolma a godere di quella luce e di quei colori meravigliosi.

LaBeBi

Xmas is coming…

  
Da qualche anno mi piace organizzare i regali di Natale per tempo. Questo significa che se posso evito la corsa dell’ultimo minuto. Adoro l’atmosfera natalizia, tutto quel rosso, quel bianco, adoro impacchettare i regali e addobbare la casa. Pensando con largo anticipo a parenti e amici non perdo nulla di tutto questo perché mi è comunque inevitabile dimenticare qualcosa o dover aspettare i tempi giusti per alcuni acquisti.

Da quando poi la maggior parte dei miei doni sono lavori a maglia inizio a pensarci nei mesi estivi.

Marinunzia Piccenna, durante uno dei nostri incontri nel suo laboratorio di Via Solari 19 a Milano, mi ha suggerito un progetto molto carino e di facile esecuzione. Si tratta di un cappuccio con scaldacollo da lavorare come una striscia e poi cucire sui due lati. Il lavoro può essere realizzato con filati e ferri diversi proprio a seconda del destinarlo. 

Queste le istruzioni per un cappuccio realizzato con i ferri n. 5 e un filato tipo drops big delight o drops big merino:

Montare 50 maglie e lavorare otto ferri a legaccio (tutti a diritto o tutti a rovescio), quindi proseguire a maglia rasata per 26 cm (lavorare le maglie a diritto sul dritto del lavoro e a rovescio sul retro) lavorando le prime e le ultime quattro maglie a legaccio. Proseguire per altri 26 cm. con quattro maglie a legaccio, due insieme a diritto, tutte le maglie a diritto fino alle ultime quattro che andranno lavorate a legaccio e precedute da un aumento. Il rovescio va lavorato come si presentano le maglie. Ripetere lo schema per i successivi 52 cm ma al contrario e quindi sostituendo gli aumenti con le diminuzioni e viceversa, dove necessario. Piegare la striscia a metà, cucire poco meno della metà dal lato con le diminuzioni e tutto il lato con gli aumenti. Per una bambina aggiungere una nappina o un fiorellino sulla sommità. 

Non ho ancora deciso per chi preparerò questo cappuccio, ma ho deciso quale filato usare: drops delight.

  
Ho acquistato questa lana morbida e lussuosa con tantissimi colori stupendi da Fiordilana, in Via Confalonieri 83 a Villasanta. In questo momento i cotoni e alcune lane sono scontatissimi ed è impossibile non approfittarne! I ferri consigliati sono quelli del 2 e mezzo e quindi sarà necessario raddoppiare il numero delle maglie a inizio lavoro.

È anche possibile semplificare ulteriormente il progetto creando uno scaldacollo e lavorare quindi una striscia più o meno lunga e più o meno larga da cucire in due modi diversi. Se la cucitura è a inizio e fine lavoro si ottiene uno scaldacollo tondo che può anche essere rigirato su sè stesso due o tre volte. È meglio dunque lavorare la lunghezza per avere un capo ricco e morbido. Se invece la chiusura del lavoro viene cucita sulla lunghezza (sul lato perpendicolare all’inizio del lavoro) allora è meglio lavorare la larghezza per ottenere un piccolo poncho.

  
Personalmente mi piace rallegrare la stagione invernale con colori vivaci soprattutto negli accessori. E utilizzare un filato colorato come il drops delight permette di lavorare una fantasia ai ferri molto semplice proprio ad esaltare i bellissimi colori di questa lana. 

Buon (quasi) Natale a tutti!

LaBeBi

When in doubt, just add…cable!

Tantissimi anni fa, ero alle elementari, sono rimasta una settimana da sola con il mio papà. Non ricordo il perché, non ricordo esattamente che periodo fosse, quello che so è che quella settimana è stata una delle più belle della mia vita. E ricordo con gran lucidità che mio papà mi pettinava facendomi le trecce. Forse non erano belle e dritte, ma ero felice perché io non me le sapevo fare e non me le faceva mai nessuno.

Per me le trecce sono quel qualcosa che aggiunge la nota particolare, sia nei capelli, sia nel lavoro ai ferri. È vero, sono un po’ anni ’80, ma se aggiunte con gusto e criterio sono davvero belle e soprattutto ce ne sono così tanti tipi da potersi sbizzarrire.

L’attrezzo fondamentale per le trecce è il ferro ausiliario da treccia:

  
In realtà non è così essenziale perché se si è sferruzzatrici più o meno esperte si possono spostare le maglie su spilloni o uncinetti, ma perché non dotarsi di un aggeggino così stravagante e a scopo unico?

La treccia base è quella lavorata su un numero pari di maglie in modo da poterle dividere e creare, quindi, il classico incrocio. Se le maglie vengono portate avanti o indietro col ferro ausiliario, l’incrocio andrà rispettivamente a sinistra o a destra:

  
Queste trecce possono essere leggermente modificate portando prima avanti e poi dietro le maglie con il ferro ausiliario. Si crea un motivo diverso, semplice ma elegante, perfetto ad esempio per arricchire un gilet unisex, magari solo ai lati o da un lato, come mi ha suggerito Carla S. durante uno dei nostri incontri da Marinunzia Piccenna, nel laboratorio di Via Solari 19 a Milano.

Ecco il risultato:

  
E queste le istruzioni: montare un numero di maglie divisibile per 7 più 3.

Riga 1: tre maglie a rovescio, proseguire fino a fine riga con quattro maglie a diritto e tre maglie a rovescio;

Riga 2: tre maglie a diritto, proseguire fino alla fine della riga con quattro maglie a rovescio e tre maglie a diritto;

Riga 3: tre maglie a rovescio, proseguire fino a fine riga mettendo due maglie sul ferro ausiliario davanti al lavoro, lavorare due maglie a diritto e quindi le maglie “in attesa”, tre maglie a rovescio;

Riga 4: ripetere la riga 2;

Riga 5 (e fino alla 8): lavorare la riga 1 e la riga 2 per due volte;

Riga 9: tre maglie a rovescio, proseguire fino a fine riga mettendo due maglie sul ferro ausiliario dietro al lavoro, lavorare due maglie a diritto e quindi le maglie “in attesa”, tre maglie a rovescio;

Riga 10: ripetere la riga 2;

Riga 11 e 12: ripetere la riga 1 e la riga 2.

Una delle trecce che mi piace di più ai ferri è quella che si può fare anche come acconciatura ed è quella che in gergo viene chiamata “treccia a tre fasce” o “treccione”:

 
Le istruzioni: montare un numero di maglie multiplo di 12.

Riga 1 (e riga 5): lavorare tutte le maglie a diritto;

Riga 2 (e tutte le successive pari): lavorare le maglie a rovescio;

Riga 3: quattro maglie a diritto, mettere 4 maglie sul ferro ausiliario sul retro del lavoro, lavorare quattro maglie a diritto, lavorare le maglie in sospeso a diritto;

Riga 7:  mettere 4 maglie sul ferro ausiliario sul davanti del lavoro, lavorare quattro maglie a diritto, lavorare le maglie in sospeso a diritto, lavorare quattro maglie a diritto;
Riga 9: ripetere dalla riga 1.

E poi per una romanticona come me, non può mancare la treccia a cuore:

  
Le istruzioni sono le seguenti: montare un numero di maglie multiplo di 16.

Riga 1: lavorare tutte le maglie a diritto;

Riga 2 (e tutte le righe pari successive): lavorare tutte le maglie a rovescio;

Riga 3: quattro maglie a diritto, due maglie sospese dietro al lavoro, due maglie a diritto, lavorare le maglie sospese a diritto, due maglie sospese sul davanti del lavoro, due maglie a diritto, lavorare a diritto le maglie sospese, quattro maglie a diritto;

Riga 5: ripetere dalla riga 1.

Questa treccia a mio gusto è un po’ impegnativa, quindi la userei per decorare una tasca, magari di un golfino estivo o invernale lavorato a legaccio o a maglia rasata o anche come bordo di un poncho. L’importante è inserirla come “pezzo unico”.

Esistono davvero milioni di tipologie di trecce ma voglio scrivere ancora di una, molto bella e di grande effetto. Marinunzia l’ha insegnata a Daniela M. che l’ha poi inserita in una giacca invernale. Questo il campione:

  
E queste le istruzioni: montare un numero di maglie multiplo di 15.

Riga 1 (e riga 5): lavorare tutte le maglie a diritto;

Riga 2 (e tutte le successive pari): lavorare le maglie a rovescio;

Riga 3: tre maglie a diritto, tre maglie sospese in avanti, tre maglie a diritto, lavorare le maglie sospese a diritto, tre maglie sospese davanti al lavoro, lavorare tre maglie a diritto, lavorare le maglie in sospeso a diritto;

Riga 7: tre maglie a diritto, tre maglie sospese sul retro, tre maglie a diritto, lavorare le maglie sospese a diritto, tre maglie sospese sul retro del lavoro, lavorare tre maglie a diritto, lavorare le maglie in sospeso a diritto;

Riga 9: ripetere dalla riga 1.

E, dunque, papone mio, le trecce mi fanno pensare a te, a quella settimana così bella che se lo sapesse la mamma ne sarebbe un po’ gelosa…ma tu non puoi più dirglielo purtroppo e io terrò il segreto. Lo conserverò nel mio cuore insieme a tutti i ricordi che ho della mia vita con te e di quella che avrebbe potuto essere, ma non è stata.

Mi manchi ogni giorno,

Bea

Do what you love…

Chi mi conosce lo sa, sa che quando mi dedico a qualcosa che mi piace, lo faccio con passione e credo poi che questa passione si percepisca e se ne vedano anche i risultati.

Nel 2013 ho conosciuto Elisabetta Bernuzzi a Pavia. Era giugno, c’era un caldo indimenticabile ed Elisabetta aveva organizzato una mostra mercato in cui l’ospite d’onore era Deborah Gray. Questa signora scozzese con il suo cardatore pettina i velli: è un’immagine poetica e romantica, uno spettacolo unico.

 
Elisabetta Bernuzzi ha un negozio-laboratorio a Pavia, in Viale Partigiani. Si chiama “la fattoria del gelso-laboratorio del tempo ritrovato”. 
Non ho ancora visto di persona il suo nuovo negozio, ma seguo regolarmente su Facebook le sue creazioni. Eli unisce il suo amore per la natura con la sua arte e la sua creatività dando origine a capi d’abbigliamento davvero unici. Elisabetta è anche una maestra dell’uncinetto tunisino, vende lana (Eli, la voglio provare!!!) e crea con le sue mani le tazze porta gomitolo più belle al mondo. Questa è quella che mi ha regalato:

 
Lo stesso giorno era presente anche Elbert Espeleta: 

  
È un uomo di poche parole, dedito alla creazione di lane cardate e non (Elbert, spero di non sbagliare) che vanno oltre al meraviglioso. Mi ha regalato un gomitolo di merino silk nei miei colori preferiti.

  
Le sue lane sono perfette e chiunque lavori a maglia, con i ferri dritti o con i circolari, deve avere almeno una volta nella vita la gioia e l’onore di plasmare un gomitolo di Elbert.

E infine non posso dimenticare Elisabetta Gerosa! Elisabetta ha un blog e un sito tutto suo http://www.abchobby.it. La sua principale fonte di ispirazione è la sua famiglia e soprattutto i suoi due bellissimi bambini. Le sue ultime creazioni sono un quiet book così bello che tornerei bambina solo per poterlo usare e un libro di disegni per le maestre del suo bimbo più grande.

Per me ha creato un album di nozze esattamente come lo desideravo: piccolo, leggero e colorato.

  
Quindi grazie di cuore a tutti e tre, per quella giornata e per quello che mi date ogni giorno rendendomi partecipe della vostra arte e della vostra originalità.

E grazie anche a Chiara Scaffini, la mia nuova amichette social! Qualche giorno fa mi ha fatto recapitare un bellissimo bracciale

 
Lo eleggo il bracciale fashion dell’estate 2015!

Chiara è su Instagram come @uncinettoimperfetto, ma direi che di imperfetto c’è ben poco. Ha studiato giapponese a Torino, è istruttrice di Karate e durante la gravidanza si è avvicinata all’arte del crochet con ottimi risultati!

Bravissima Chiara, per la tua forza e la tua tenacia e grazie perché senza sapere praticamente chi fossi mi hai generosamente donato una parte di te.

Con affetto, Beatrice  

 

Do the chickens have large talons?

La persona più vanitosa che io abbia mai conosciuto è la nonna Beatrice. Passavo ore a guardarla mentre, con pochissimo, si truccava.

Per me era magico.

Annusavo il suo rossetto rosso e il suo fard rosa e rubavo qualche goccia del suo profumo Dior.

Quando ero con lei, d’estate, avevamo tre imperdibili appuntamenti: il parrucchiere, l’acquisto di un paio di scarpe e l’acquisto di un capo di abbigliamento (che lei chiamava con mio grande orrore “pagliaccetto”). Ci organizzavamo con largo anticipo perché tutti e tre gli impegni richiedevano il giusto tempo e non si potevano assolutamente replicare.

Era una missione “one shot”!

Fino all’ultimo giorno, la nonna Beatrice non ha smesso di curarsi. Per lei era inammissibile avere i capelli o le mani in disordine e pretendeva che figlie e nipoti si curassero allo stesso modo.

È questo il motivo per cui al suo funerale ho osato avere lo smalto rosso, perché lei avrebbe sgranato gli occhiali annuendo in segno di approvazione e mi avrebbe detto: “bello! brava pupetta!”.

Una delle fantasie che più mi ricorda la nonna Beatrice è il “pied-de-poule”. Il suo nome deriva dal francese, significa piede di gallina, si sviluppa su un modulo di quattro fili scuri e quattro chiari e forma quadretti scuri e chiari che si alternano a zone in cui i fili di una tonalità sono intrecciati con trame del colore opposto e formano, quindi, piccoli motivi diagonali.

Non mi piace particolarmente perché lo trovo un po’ pesante ma l’ho rivalutato quando ne abbiamo parlato nel laboratorio di Marinunzia Piccenna (in Via Solari 19 a Milano) e dunque si può replicare coi ferri!

Più che per capi d’abbigliamento, lo immagino per cuscini o coperte, magari arricchito con un bordo all’uncinetto.

  

Queste le istruzioni per una fantasia a colore singolo (per eseguire il motivo a due colori, sostituire il punto a grana di riso con il secondo colore):

Montare un numero di maglie multiplo di 8+5;

Riga 1: lavorare le maglie a rovescio;

Riga 2: tre volte una maglia a rovescio e una maglia a diritto, due maglie a diritto, terminare con una maglia a rovescio e una maglia a diritto per due volte e una maglia a rovescio;

Riga 3: due volte una maglia a rovescio e una maglia a diritto, una maglia a rovescio, proseguire con una maglia a diritto, tre maglie a rovescio e per due volte una maglia a diritto e una maglia a rovescio;

Riga 4: quattro volte una maglia a rovescio e una maglia a diritto, terminare con una maglia a rovescio e una a diritto per due volte e una maglia a rovescio;

Riga 5: due volte una maglia a rovescio e una maglia a diritto, una maglia a rovescio, poi due maglie a rovescio e per tre volte una maglia a diritto e una maglia a rovescio;

Riga 6: lavorare come la riga 2

Riga 7: tre maglie a rovescio, una maglia a diritto, una maglia a rovescio, ripetere sei maglie a rovescio, una a diritto e una a rovescio;

Riga 8: ripetere due maglie a diritto, una maglia a rovescio, cinque maglie a diritto, terminare con due maglie a diritto, una maglia a rovescio e due maglie a diritto;

Riga 9: una maglia a rovescio, una maglia a diritto, tre maglie a rovescio, ripetere quattro maglie a rovescio, una maglia a diritto e tre maglie a rovescio;

Riga 10: ripetere dalla riga 2.

Per semplicità di chi vorrà ripetere la fantasia preferisco dare uno schema più che fotografare il mio campione:

  
Mi attira parecchio l’idea di poter usare colori diversi dal bianco e nero, magari colori acidi e contrastanti tra loro (fucsia, turchese o verde mela). Questa pochette è su pinterest e mi piace moltissimo:

  

Per questi progetti userei senza dubbio la Drops Cotton Merino o il Drops Safran (Fiordilana, Via Confalonieri 83, Villasanta). Quest’ultimo è un cotone leggero di alta qualità, morbido e resistente, composto da più capi sottili. Ha una cartella colori davvero molto ricca ed è particolarmente indicato per capi estivi ed accessori.

La nonna Beatrice non è riuscita a trasferire a tutte noi le sue abitudini, ma credo almeno un paio di fissazioni a testa. C’è chi ha i tacchi e i capelli, chi il rossetto rosso e lo smalto perché del resto, si sa, il frutto non cade lontano dall’albero, ma il tailleur pied-de-poule bianco e nero, nonna perdonami, ma anche no!

Beatrice 

‘Cause we are living in a material world and I am a material girl!

La vacanza che ricorderò per sempre (viaggio di nozze a parte) è quella che ho fatto nel settembre 2006 con Riccardo, in Grecia e Turchia. 

Quell’anno ne abbiamo combinate di tutti i colori. 

Siamo andati a Roma a vedere il concerto di Madonna, abbiamo dormito alla Stazione Termini, abbiamo conosciuto mille persone, ma quello che non abbiamo mai smesso di fare, ancora oggi, è ridere.

Ridiamo fino a star male, di tutto (e spesso di tutti)!

Ridiamo delle calze con i sandali, delle caramelle acide, delle parole sbagliate, dei film trash, delle canzoni italiane nei film francesi, delle telenovelas anni ’80, delle mutande a fiori, dei bagni allagati, del bagnoschiuma alla rosa, dei cani che ci rincorrono, dei soldi prestati e ridati solo in parte, della faccia tosta delle persone, delle borse più o meno griffate, dei difetti e delle debolezze e di tutto quel che possiamo.

Non siamo due pagliacci, anzi. Siamo solo felici di stare insieme e ora, che succede raramente, quando riusciamo ad incontrarci, mi domando come riesco a sopravvivere.

La vita è fatta di fasi, si sa, e persone di cui pensi non poter fare a meno, poi pian piano o all’improvviso non le frequenti più. Alcune le dimentichi, per altre conservi un pezzetto di cuore ed è sempre come se ci si fosse visti il giorno prima.

Per me Ricky è tutto questo. Siamo passati dal vederci tutti i giorni al vederci due o tre volte l’anno, ma alla base c’è un affetto sincero, puro e totale. Abbiamo condiviso momenti bellissimi e meno piacevoli, lacrime di gioia e di dolore. E sono certa che anche tra mille anni sarà sempre così: perfetto.

Per Ricky non ho mai fatto nulla ai ferri anche se qualche mese fa per lui ho comprato una bellissima lana blu, direi addirittura true blue! È la Drops Andes di Fiordilana (Via Confalonieri, 83, Villasanta), composta per il 65% di lana e per il 35% di alpaca. Le fibre non sono trattate e quindi le proprietà naturali del filato vengono esaltate al massimo, garantendo una miglior forma e qualità del tessuto.

Non so cosa potrei fare per lui, devo ancora decidere! Oggi, però, ho voluto provare a lavorare un campione di un punto che mi ricorda quella fantastica vacanza: il punto turco.

  

Queste le istruzioni: 

Montare un numero di maglie multiplo di due, più due maglie di vivagno.

Prima riga (e tutti i ferri dispari): lavorare tutte le maglie a diritto;

Seconda riga (e quarta riga): una maglia a rovescio, ripetere per tutto il ferro due punti annodati (passare due maglie a rovescio sul ferro di destra, mettere il filo dietro ai due punti passati, riportare le due maglie passate sul ferro di sinistra, quindi il filo sul davanti come per lavorare il rovescio e lavorare le due maglie a rovescio), terminare con una maglia a rovescio;

Sesta, ottava, decima riga: lavorare tutte le maglie a rovescio;

Undicesima riga: ripetere dalla prima riga.

Per valorizzare questo punto, userei la Drops Muskat perché è un cotone mercerizzato filato da più fili sottili che la rendono estremamente durevole e conferiscono al tessuto una piacevole lucentezza e grande stabilità. Proprio per le loro caratteristiche, punto e filato sono, a mio avviso, perfetti per un poncho, un golfino con la manica a tre quarti o un top.

Per Ricky, per te che mangi prosciutto rosso, leggi libri di storia e canti la Ciccone, per te che sei il mio ray of light e hai reso speciali le nostre serate di confessions on a dance floor…per te, per me e pure per LOLI!

Becipet.

Ordinary people have big tvs. Extraordinary people have big libraries.

Il giorno prima che iniziassi le scuole elementari, ho chiesto a mia mamma di insegnarmi a leggere perché ritenevo impensabile andare a scuola e non saperlo fare.  Ovviamente ho imparato a leggere qualche settimana dopo insieme alla mia maestra e ai miei compagni di scuola.

Adoro leggere…se potessi farlo sferruzzando sarei al settimo cielo! Ho centinaia di libri: non li ho mai contati e non ho intenzione di farlo! Insieme ai miei gomitoli sono la mia ricchezza. Compro spesso anche segnalibri e altrettanto spesso li ricevo in regalo. Qualche mese fa ho pensato di prepararne alcuni ai ferri:

 
Sono  molto semplici e forse poco comodi, ma sono davvero graziosi perché colorati e perché possono essere personalizzati in mille modi.
Si montano un numero dispari di maglie (ad esempio 7) e si lavorano a grana di riso, cioè una maglia a diritto e una a rovescio fino alla fine della riga e si inizia ogni riga successiva sempre con la maglia a diritto seguita da quella a rovescio (fino alla fine della riga). La lunghezza è a piacere, 10 o 12 cm, e poi si attacca un bottone o una letterina di legno sulla sommità con lo stesso filo con cui si è preparato il segnalibro. Si può usare lo stesso filo della chiusura portandolo al centro e lasciandone qualche centimetro.

Io ho usato il Drops Paris, acquistato presso Fiordilana a Villasanta, in Via Confalonieri 83. Questo filato è composto da più capi sottili di cotone al 100%. Sono fibre traspiranti è altamente assorbenti. I colori del Paris sono bellissimi e così tanti da non sapere quale scegliere. Inoltre, questa qualità di cotone si lavora facilmente e i progetti si realizzano molto rapidamente.

La stessa fantasia a grana di riso può essere utilizzata per creare un porta e-book o porta cellulare oppure presine o asciugamani da cucina o ancora asciugamani o bavaglini per bambini.

Per realizzare progetti più grandi del segnalibro è necessario predisporre un campione di almeno 20 maglie (o quante ne richiede la fantasia prescelta). La proporzione che permette di ottenere il numero corretto di maglie è questa:

numero maglie:cm ottenuti col campione=numero maglie da montare:misura del progetto da realizzare (asciugamano o altro)

Va dunque moltiplicata la misura in cm da ottenere per la misura in cm ottenuta e la si divide per il numero delle maglie montate.

Il porta e-book è un rettangolo. La larghezza si otterrà dalla proporzione, la lunghezza sarà pari a poco più del doppio dell’altezza del tablet. Verrà poi cucito ai lati e si potrà chiudere con un bottone.

È anche possibile poi usare una fantasia diversa, ma della stessa famiglia della grana di riso.

  • Grana di riso doppia. 

Montare un numero di maglie dispari.

Prima riga (e tutte le dispari successive): lavorare una maglia a diritto e una a rovescio fino alla fine della riga;

Seconda riga (e tutte le pari successive): lavorare i punti come si presentano.

  • Zig zag a grana di riso.

Si esegue su un numero di punti di base multiplo di 10+1 (esempio: 10+1, 20+1,…). Il motivo a zig zag che si ottiene può essere o meno affiancato da un bordo a maglia rasata (lavorare le maglie a diritto sul dritto del lavoro e a rovescio sul retro del lavoro) oppure lo si può ripetere affiancato per tutto il lavoro.

Prima riga: (si esegue sul retro del lavoro) lavorare tutte le maglie a rovescio;

Seconda riga: tre volte una maglia a diritto e una a rovescio, 4 maglie a diritto. Ripetere questa parte fino a fine riga e concludere con una maglia a diritto;

Terza riga: iniziare con una maglia a rovescio, ripetere fino a fine riga 3 maglie a rovescio, per tre volte una a diritto e una a rovescio, una maglia a rovescio;

Quarta riga: ripetere fino a fine riga 3 maglie a diritto, tre volte una maglia a diritto e una a rovescio, una a diritto, terminare con una maglia a diritto;

Quinta riga: iniziare con una maglia a rovescio, ripetere fino a fine riga per tre volte una a diritto e una a rovescio, 4 maglie a rovescio;

Sesta riga: ripetere fino a fine riga 5 maglie a diritto, 2 volte una maglia a diritto e una a rovescio, una a rovescio, terminare con una maglia a diritto;

Settima riga: lavorare come la quinta riga;

Ottava riga: lavorare come la quarta riga;

Nona riga: lavorare come la terza riga;

Decima riga: ripetere dalla seconda riga.

Questo è il risultato:

   

E come ha scritto Daniel Pennac: il tempo per leggere è un tempo che si ruba agli obblighi della vita, è come il tempo per amare.

LaBeBi

Let them be little…

Il 2003 per me è stato l’anno “a partire dal quale”.

A partire dal quale, per esempio, ho deciso che mi fosse necessario impiegare in modo utile il mio tempo libero.

Sono così riuscita a diventare volontaria ABIO (Associazione per il Bambino In Ospedale). La mia disponibilità era per il sabato pomeriggio e l’unico posto libero era presso il reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale della Mangiagalli. 

Ho iniziato la mia avventura ed è stata la piccola Giulia, di soli 800 grammi, a convincermi che quello era il mio posto. Ho messo la mano nell’incubatrice e lei mi ha preso e stretto il dito. È stata un’emozione fortissima e quando ci penso è facile capire che abbia ancora i brividi. 

Ogni turno mi ha permesso di maturare e apprezzare la vita e la forza e il coraggio di ogni bambino e dei suoi genitori sono indescrivibili. Le volontarie possono solo cercare ogni giorno di rendere questi periodi più o meno lunghi più sopportabili e per le occasioni speciali preparano piccoli omaggi.

La notte della Vigilia di Natale, per tutto il periodo per cui sono stata volontaria ABIO, sono andata in Mangiagalli con Patrizia B. per attaccare ad ogni culla o incubatrice un paio di scarpette di lana bianca, lavorate ai ferri.

Dopo 10 anni, il mio tempo ha iniziato a ridursi e tra mille dubbi è successo un qualcosa che mi ha fatto capire che quel capitolo della mia vita si doveva concludere: ho incontrato la (non più) piccola Giulia! Purtroppo ho riconosciuto la mamma della bambina troppo tardi per abbracciarle entrambe, ma ho avuto poi modo di parlare a lungo con questa signora con cui anni prima avevo passato tante ore osservando i progressi di quella meravigliosa bambina.

Poco dopo ho conosciuto Marinunzia Piccenna e ho iniziato a frequentare il suo laboratorio in Via Solari 19, a Milano. Quale migliore occasione per imparare a lavorare le scarpine ai ferri?

Questo è il risultato:

 
E queste le istruzioni:

Montare 40 maglie su ferri del 3.

Prima riga: lavorare tutte le maglie a diritto; 

Seconda riga (e tutte le righe pari fino alla 18): lavorare tutte le maglie a diritto;

Terza riga: 2 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 2 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 2 maglie a diritto;

Quinta riga: 3 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 4 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 3 maglie a diritto;

Settima riga: 4 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 6 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 4 maglie a diritto;

Nona riga: 5 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 8 maglie a diritto, 1 aumento, 17 maglie a diritto, 1 aumento, 5 maglie a diritto (totale di 52 maglie);

Undicesima riga (e tutte le dispari fino alla fine>> 27esima riga): lavorare tutte le maglie a rovescio;

Ventesima riga: lavorare 22 maglie a diritto, 2 maglie insieme per 4 volte e ancora 22 maglie a diritto (48 maglie);

Ventiduesima riga: lavorare 20 maglie a diritto, 2 maglie insieme per 4 volte e ancora 20 maglie a diritto (44 maglie);

Ventiquattresima riga: lavorare 18 maglie a diritto, 2 maglie insieme per 4 volte e ancora 18 maglie a diritto (40 maglie);

Ventiseiesima riga: lavorare 16 maglie a diritto, 2 maglie insieme per 4 volte e ancora 16 maglie a diritto (36 maglie);

Ventottesima riga: lavorare a maglia rasata 8 ferri (a diritto il dritto del lavoro e a rovescio il retro del lavoro), chiudere il lavoro e cucire.

A Giulia e tutti voi piccoli grandi miracoli che lottate fin da subito, un solo ed affettuoso GRAZIE per quello che mi avete dato e per quello che mi avete lasciato nel cuore.

E grazie anche a Patrizia B., Daniela M. e Laura D.M., colleghe di volontariato per tanti anni e amiche per sempre.

Beatrice