Dica trentatré!

Io odio andare dal medico. Fin da piccola solo l’idea di quel camice bianco mi terrorizzava per quanto poi l’idea di indossarlo, al contrario, mi affascinava e nonostante le scelte diverse forse non ho neanche mai smesso di pensarci. In ogni caso quando da piccola iniziavo a non sentirmi bene mi disperavo più per l’arrivo del medico che non per la malattia in sé! Perché allora il medico veniva a casa e ti visitava, ti faceva respirare profondamente e pure dire trentatré!
Mi ricordo che piangevo fino a farmi mancare il fiato, ma non riesco a darne una spiegazione razionale, era così. Eppure da piccola avevo un medico old style, di quelli per cui la professione era una questione di vita, di quelli per cui non c’era orario, di quelli che conoscevano bene la materia, di quelli insomma che oggi ce li sognamo!

È ovvio che oggi se posso evitare, evito, ma se c’è una cosa che mi spaventa più di tutto sono quelle malattie che “se l’avessimo curata per tempo…”! 

Così una sera di inizio settembre avvisto un neo e mi parte il panico. Nel giro di qualche giorno passo dal medico di base, al dermatologo, senza neanche pensarci, pronta a fare la mappatura completa dei miei nei.

E quando vedo la dottoressa in questione capisco che è proprio tutto cambiato e che ora dovrei davvero piangere disperatamente fino a diventare blu! 

Il neo…nulla di grave, mi viene detto, tu li produci! E non so se ridere per lo spiccato accento pugliese con cui mi viene detto o perché non ho nulla di cui preoccuparmi! Bene, per fortuna, penso, ma magari sono qua e cara dottoressa, che parli in modo ridicolo, ti chiedo un’altra cosa. “Dottoressa, mi scusi, può guardami questo dito? Mi sembra come se si fosse assottigliata la pelle”. La dottoressa prende in mano il mio pollice destro, lo osserva, prende la lente di ingrandimento, osserva ancora, poi mi guarda e dice: “signora, ma tu fai qualcosa di ripetitivo?” e io la guardo smarrita e non so che dire, se non “qualcosa di ripetitivo, cosa?” e lei continua anche un po’ scocciata: “qualcosa di ripetitivo!!!”. 

Ok, ha vinto, mi dico. Per me è finita! Cosa posso dire? Già fatico a capire quando parla, se poi faccio pure un’altra domanda, capace che pronuncia la fatidica frase “avanti il prossimo”! 

Mi faccio coraggio e dico “la maglia, l’uncinetto?”…sono quasi disperata perché dico la verità: questa dottoressa mi fa paura. Urla il suo spiccato accento pugliese, mi chiama signora e mi da del “tu” (che per altro è il problema minore)! “Meeeee, ecco è quello!” e io non posso che guardarla e dirle che sono stressata e ne ho bisogno. Lei continua per la sua strada: “meeee tu fallo, ma meno! È un fantastico anti stress ma fallo meno, anzi fallo coi guanti” e io mi immagino a far la maglia o l’uncinetto elegantemente vestita e coi guanti, ma torno in me quando mi prescrive una pomata e mi consiglia di metterla con la pellicola per alimenti… 

Insomma la diagnosi è stata scritta nero su bianco: eczema da trauma da ferri e uncinetto! Manco a dirlo…e tutto per colpa di uno scialletto che ho deciso di fare giusto per avere qualcosa sempre in borsa e per combattere l’insonnia.

È tutta colpa del mio uncinetto n.3 e della cotton merino drops e anche un po’ del punto basso, ma esiste qualcosa di più semplice di una sciarpa/scialletto che aumenti quando e come vuoi e soprattutto interrompi e riprendi quando e come vuoi? No, ma evidentemente l’uso se eccessivo nuoce gravemente alla salute! 

  

LaBeBi

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2 thoughts on “Dica trentatré!

  1. Mai avrei pensato ad un eczema cda trauma da ferri o uncinetto! Magari pensavo che lavorare molto a maglia potesse affaticare le spalle, anche se, per evitare questo problema c’è la cosiddetta maniera portoghese di lavorare, ma non ci sono mai riuscita. Sono curiosa di vedere terminato il tuo scialletto in Cotton merino, perché è un filato che ho usato e uso abbastanza. Allora buona guarigione della’eczema, mentre credo che non riuscirai mai a guarire dalla knitting mania!

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