The winner is…

Ci sono giornate positive e giornate un po’ meno positive, diciamo così. Ci sono anche quelle giornate in cui non hai belle sensazioni, ma vuoi a tutti i costi vedere il bicchiere bello pieno. E poi capisci perché è giusto che sia così.

Vi è mai capitato di essere totalmente immersi in discorsi poco convincenti, in frasi dette a metà e con mille secondi fini? Ecco, perché se vi è capitato, vi sarà anche successo di essere poi richiamati alla realtà dal vostro cellulare (che magari ha suonato e vibrato fino a un minuto prima senza scalfire minimamente la vostra attenzione)!

Ecco, quando vi capita, guardate subito perché sono arrivate buone notizie! E oggi…THE WINNER IS….LaBeBi!

Sì! Mi sono portata a casa questa meraviglia:


Volete sapere come ho fatto? Bella domanda!

Partecipo ad ogni giveaway possibile: reposto su Instagram, condivido su Facebook e sapete che c’è? Io finora non avevo mai vinto nulla!

Eppure oggi è successo! E dunque parteciperò ancora più attivamente a questi concorsi perché a volte accade.

Quando vinci una scatola di legno con ben 10 (no, ma avete capito? 10!!!!!) gomitoli di Anchor Creative Fino di Mez Cucirini (www.mezcucirini.it) cosa puoi dire se non che hai svoltato la giornata?

Bhe, il resto passa in secondo piano perché sono queste le cose che ti fanno capire che anche poche gocce possono dissetare e che vincere gomitoli invece di salviettine umide o pasta di kamut è un segno che stia percorrendo la strada giusta.

Oggi sono stata breve, ma devo ragionare su come impiegare i miei nuovi gomitoli, cercate di comprendermi!

If the plan doesn’t work, change the plan, not the goal!

LaBeBi🍀

Spread the sparkle!

E anche per quest’anno, “ciao ciao” 2 aprile!

Da piccola aspettavo questa data perché era festa, era torta…era famiglia. E con il passare degli anni, non sono mai diminuiti gli auguri, i messaggi, ma le telefonate e le persone intorno alla torta sì e non certo perché mancasse la volontà…

Quest’anno, che di anni ne compio 40 e un po’, ho iniziato a ricevere regali a marzo.

Lo so, sono molto fortunata!

Ero ad Amsterdam, con mio marito, perché invitati ad un matrimonio (e questo viaggio era già il regalo di compleanno per entrambi), ma poi appena atterrati siamo subito andati a cercare un negozio, di filati ovviamente!

Quando ho scoperto che Stephen West ha il suo shop ad Amsterdam non ci ho dormito….ero agitata, pensavo e speravo di incontrarlo e allora ragionavo su cosa gli avrei detto perché non pensasse fossi matta e pure stalker…

E quindi, lasciata la valigia, cartina alla mano, siamo andati diretti. Non saprei dirvi come ci siamo arrivati, quando abbiamo girato a destra o a sinistra, perché nel frattempo facevo mille foto, mi guardavo intorno, entravo anche in altri negozi…perché mi conoscete e sapete che sono un po’ bambina con le novità!


E poi Amsterdam si presta, la sua architettura è affascinante, i canali attribuiscono alla città un’aura romantica e pacifica e le biciclette che sfrecciano in tutte le direzioni ti riportano ad una realtà comunque magica e in qualche modo fatata (e non mi riferisco al vago sentore aromatico che aleggia sulla città).

Arrivati davanti al negozio, ero, lo ammetto, emozionata! Ho guardato dentro nella speranza di vedere quei capelli molto chiari, forse rosa o azzurri, ma niente, nulla di tutto questo e allora sono entrata e…sono entrata in paradiso!


Questo è il mio sogno, il negozio che vorrei, che mi immagino quando penso ad un’attività tutta mia.

Pareti di matasse di ogni colore, ferri, uncinetti, libri, kit e pattern….un sogno ad occhi aperti insomma! 


E avete presente quel rumore che si sente nei film quando il protagonista deve tornare alla realtà? Ecco, io l’ho sentito quando la commessa mi ha chiesto se poteva aiutarmi….dopo un attimo, di almeno 10 minuti di smarrimento, ho deciso: se non avessi preso un kit rischiavo la follia pura! Mi sono però complicata la vita quando ho scelto il kit ma ho deciso di cambiare le matasse….beh è stato un po’ come togliere metà delle risposte sbagliate, ma anche avessi avuto l’aiuto del pubblico sarebbe stato difficile: 4 matasse su n è comunque impegnativo!


Ho individuato le matasse, ripromettendomi però che se ci fosse stato tempo prima della partenza, sarei tornata e avrei anche comprato altro! 

Alla cassa, ho scelto anche altre cosine che non userò mai per paura di romperle e mio marito, forse sfinito o forse più semplicemente felice di avermi reso felice, mi ha chiesto: “può essere il tuo regalo di compleanno?”….Allora, diciamocelo, le matasse di questo tipo hanno un prezzo che è tutto fuorché economico, ma sicuramente più economico di un gioiello e quindi ho accettato! 

Il mio bottino è arrivato in albergo difeso dalle intemperie e dai malintenzionati per essere poi riposto con ogni cura in valigia.


Non vedo l’ora di iniziare il progetto ma anche di ricevere il libro con dedica che ho ordinato! Mi hanno parlato di agosto o settembre, ma che importa? Io ho portato a casa un bellissimo viaggio con mio marito e ho realizzato un sogno!

Credo comunque che quando decideremo di andare a New York (e quindi da Purl Soho) mi convincerà a prenotare lontano dal mio compleanno o dal nostro anniversario, ma come biasimarlo??

LaBeBi

Love NEVER gives up!

Non ricordo esattamente quale sia stata la mia prima creazione ai ferri, ma ricordo esattamente quale sia stato il mio più bel San Valentino.

Questo ricordo risale ai giorni dell’università, ad una scatola di cioccolatini condivisa con alcuni amici speciali (che sono tuttora nella mia vita), ma soprattutto ad una serata trascorsa in famiglia, con una buona cena e un bel film noleggiato.

Qualche mese fa, Simone Villa (lo trovate su Instagram come riot_clothing_space, su Facebook come Riot Clothing Space) mi ha chiesto di creare un pattern con dei cuori, per un evento di cui inizialmente mi ha detto poco. Per dare vita al mio primo pattern (questo sì che me lo ricorderò per parecchio) mi sono ispirata proprio a quella giornata di tanti anni fa.

Ho scoperto in questi giorni che la mia creazione verrà esposta il 7 maggio 2017 a Verona, per “Filo Rosso d’Amore” e insieme al mio modello di riferimento verranno esposte anche le creazioni di chi vorrà replicare la mia mattonella-presina, perché di questo si tratta! Chiunque la volesse replicare può scaricare il file pdf qui fra-labebi o può chiedermelo gratuitamente (senza farne uso improprio ovviamente) a questo indirizzo e-mail: chiediloalabebi@gmail.com.

Ho deciso di realizzare una presina a due lati, uno con un grande cuore rosso e l’altro con tanti piccoli cuori colorati.

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La mia decisione, come già detto, ha una motivazione di base ispirata ad una giornata che forse mi avrebbe lasciato poco se fosse andata diversamente.

Da quel giorno in particolare, infatti, ho compreso che l’amore ha diverse sfaccettature e che San Valentino può non essere festeggiato solo all’interno di una coppia , ma che può comprendere anche gli amici o i proprio genitori, perché sono certa che l’amore abbia appunto tanti colori.

Spero, dunque, di avere tante richieste e che la mia presina venga replicata sia per l’esposizione, sia per entrare nelle case di chi avrà voglia di dedicarsi ad un progetto semplice, ma realizzato, posso ben dirlo, col cuore!

L’evento nasce come collaborazione tra Riot Clothing Space e il Club di Giulietta; ha come tema l’amore e successivamente la “cascata di cuori” verrà venduta a scopo benefico per aiutare una coppia in difficoltà a realizzare un loro sogno (d’amore! c’era da dubitarne?).

Il progetto prende spunto da una lettera, vincitrice del premio “Cara Giulietta 2017” (http://www.julietclub.com/it/premio-cara-giulietta-2017/) che cita la famosa leggenda del filo rosso del destino:

“c’è un filo rosso che unisce chi non si è mai conosciuto,

che ci lega a qualcuno che forse incontreremo domani.

c’è un filo rosso che guida e incrocia i nostri destini

e ci porta ad amare a prima vista lo sconosciuto

che è nella nostra vita da sempre”.

 

I cuori vanno spediti o portati entro il 20/4 al seguente indirizzo:

RIOT CLOTHING SPACE Via Filippini 10 – 37121 Verona (info: newsletter@riot-clothing-space.com, 045-592680).

E dunque facciamo in modo che sia San Valentino tutto l’anno e diffondiamo un po’ di cuori e tanto amore!

 

LaBeBi

 

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Life is better at the beach!

La mia prima volta in Sardegna è stata esattamente 13 anni fa. Quell’anno per me ha significato molto, è stato un anno di passaggio, un anno, come dico io, “a partire dal quale”.

E non avrei mai immaginato che dopo quella settimana di più di 10 anni fa, ne sarebbero seguire tante e ancora tante. Eh sì perché la Sardegna è da qualche anno la mia vacanza , il posto in cui vado per riprendermi, per rilassarmi, per abbronzarmi (per quanto mi sia difficile), per mangiare le cozze e i ravioli, per mangiare le pizzette di sfoglia e l’anguria, per mangiare la focaccia di cipolle, che piace tanto a mio marito e che si trova solo molto presto la mattina, e per bere il caffè corretto col Fernet Branca. È un posto che mi permette di staccare la spina, che mi fa apprezzare le cose semplici come il silenzio assoluto, le stelle che brillano, la luna che illumina le calde serate e il sole che sorge tra le montagne.

E poi amo le spiagge sabbiose e il mare sardi. Quei colori che ti rimangono nel cuore e negli occhi e che ti aiutano a superare l’inverno milanese. Quei colori che sono dei semplici azzurri e verdi che però non sono semplici azzurri o semplici verdi, ma vanno oltre perché cambiano di sfumatura ogni minuto per come girano il sole e il vento e non è neanche possibile catturarli in uno scatto.

Quest’anno, prima di partire per la Sardegna ho iniziato (finalmente) e concluso uno scialle, il Therapy (http://www.ravelry.com/patterns/library/therapy), di cui ho già parlato più di un anno fa nel mio articolo “Knit And Love” (https://chiediloalabebi.com/2016/09/12/knit-and-love/) e ho scelto proprio i colori che mi ricordano le mie giornate al mare. 


Ho usato la cotton merino della Drops n. 26 (blu tempesta) e un fantastico gomitolo di Elbert Espeleta (cercatelo su Etsy come Chiaroscurodyelab).


È una silk merino di cui, come sempre, non posso che dire meraviglie. È stato un piacere lavorarla e sono certa che questo scialle mi sia venuto così bene proprio grazie a questo filato.

Di recente sono diventata la regina del #maipiusenza e devo, obbligatoriamente, inserire nella mia personale top five da knitter compulsiva quale sono, sia questo pattern (i 5 dollari sono assolutamente spesi bene, credetemi!), sia i gomitoli di Elbert.

Questo scialle è perfetto da portare in vacanza, ovunque si vada naturalmente e se amate viaggiare o avete amiche che viaggiano spesso (o anche solo di rado), approfittatene! Le istruzioni sono in inglese ma si ripetono e, quindi, è necessario tradurre o trovare la traduzione solo delle prime righe. Lavorare questo scialle è davvero una passeggiata. È piuttosto veloce e dopo le prime righe, la ripetizione verrà automatica. Il pattern prevede l’uso di tre colori che rendono, se ben combinati, il risultato davvero elegante e d’effetto, ma anche usare due soli diversi gomitoli, come ho fatto io, non riduce la bellezza del capo.

Ho appena ricominciato a lavorare di nuovo questo progetto (chi mi conosce sa che per me settembre è anche iniziare a preparare i regali di Natale) e sto usando un unico colore:


Questo gomitolo di lana pelosa è cangiante (anche se molto discretamente) e crea esso stesso un movimento assolutamente affascinante. Voglio però replicare questo scialle almeno in altri due modi. Il primo è alternando una lana grigia e una lana a più colori sgargianti, dal giallo, al rosso, al blu e così via. Ho trovato questa immagine su Pinterest.


Mi piace tantissimo la combinazione dei colori (userei solo un grigio più scuro) e sono proprio curiosa di vedere come possano alternarsi i colori in una lavorazione che si sviluppa come questo progetto.
La seconda idea invece è quella di dividere le 327 righe di lavoro in fasce regolari di colori pastello tutte diverse. Vorrei usare una lana leggera, magari quella silk alpaca che tengo da parte da un po’, e dei ferri un po’ grossi. Non ho trovato immagini di questa idea che mi frulla in testa ma posso mostrare i miei gomitoli:


E dunque anche lavorare uno scialle come questo è un po’ un viaggio, reale e di fantasia nello stesso momento.

Non importa quindi quale sia il tipo di viaggio, purché si parta, spesso o raramente perché come dice un anonimo “travel is the only thing you buy that makes you richer” (viaggiare è l’unica cosa che si compra e che rende più ricchi).

LaBeBi

Knit And Love!

Settembre è un mese fantastico. Rappresenta l’inizio, le novità, la ripresa; ha ancora un buon clima, ma pian piano ci porta verso l’autunno e poi l’inverno e, quindi, a coprirci un po’ di più e, per le sferruzzatrici più o meno folli, a desiderare il contatto con la lana.

Per me settembre è un mese ricco di anniversari felici e meno felici, è un mese ricco di impegni, ragionamenti e di sicuro di nuovi progetti, ma anche di lavori lasciati a metà che fanno capolino quasi a chiedere di essere portati a termine. 

Ultimamente sto trascurando i miei adorati ferri dritti per rilassarmi in versione “concentrata” con l’uncinetto. Io non vado oltre al punto basso, ma solo per pigrizia. Infatti, il punto basso mi consente di produrre praticamente senza guardare e di realizzare rapidamente progetti di grande effetto. Ho iniziato con un paio di borsine, giusto per prendere la mano, poi ci sono state le presone da regalare a Natale e ho continuato con un progetto che finirò nell’estate di non so quale anno: una coperta matrimoniale a righe nei toni del lilla e del viola.  

 
Settembre per me è diventato anche periodo di KAL. Ho deciso di iscrivermi e ho scoperto cosa significhi questa sigla perché per me è solo Knit And Love. 

Il KAL è un progetto comune, letteralmente Knit ALong. Mi dicono sia “lavorare insieme ad un progetto”…come se fosse necessario creare ulteriore complicità tra le sferruzzatrici! 

Eppure è così e ci sono cascata anche io!

Il KAL a cui mi sono iscritta ha tantissime partecipanti distribuite in tutta Italia e ha l’obiettivo di farci realizzare uno scialle meraviglioso:

 http://www.ravelry.com/patterns/library/therapy
Nella fase preparatoria, si acquista il pattern, il filato, si condividono foto e consigli e poi si parte! Giorno per giorno viene data una parte di spiegazioni necessaria a realizzare il progetto (i pattern sono per lo più in inglese e non sono sempre di facile traduzione e interpretazione).

Per questo KAL, il “capo” è Lucia Fornasari.

Lucia è la gentilezza e la disponibilità fatta persona. Ha una grande capacità organizzativa e fornisce spiegazioni chiarissime. Quando le ho esposto i miei dubbi in merito ai ferri circolari (per i KAL sono fondamentali!) e la mia quasi totale incapacità ad usarli, mi ha subito invitata nel suo negozio per lavorare insieme!

Amici di maglia (www.lavoroamaglia.it) vende solo filati pregiati, praticamente introvabili in Italia fino a qualche tempo fa e ora non si occupa più solo di distribuzione all’ingrosso, ma vende anche ai privati. Si trova in Via Cuniberti 22 a Ivrea.

Lucia mi ha detto: io sono una grande appassionata delle lane belle perché penso che la fatica di lavorare un capo ai ferri venga ripagata se si usa un bel filato. È questo che mi ha spinto ad aprire “Amici di maglia”.

E come potrei non essere d’accordo con lei? Non l’ho ancora conosciuta personalmente, ma di una cosa sono certa e cioè che siamo siamo sulla stessa lunghezza d’onda!

Per il mio scialle sono molto in ritardo, ma, Lucia lo sa, sto raccogliendo le spiegazioni ogni giorno, ho anche già messo da parte i gomitoli necessari e ho anche comprato un nuovo paio di ferri circolari! Dunque, i presupposti ci sono tutti, ma riuscirò ad abbandonare anche solo temporaneamente ferri dritti e uncinetti?

LaBeBi.

Sunshine is the best medicine!

Quando ero piccola, quando ancora andavo a scuola, mi piaceva davvero tanto curiosare nei quaderni e nelle pagelle dei miei genitori, riconoscere i loro tratti e il loro sguardo in foto in bianco e nero e scoprire aneddoti più o meno segreti. 

Alcune settimane fa mi sono ritrovata tra le mani la pagella della nonna Beatrice, datata 31 luglio 1923. La carta ingiallita dal tempo e quei caratteri eleganti e sinuosi di penna stilografica mi hanno attratto subito. Vorrei poterne fare un quadro e magari un giorno lo farò. Soprattutto però vorrei poterne sapere di più, vorrei sapere ad esempio cosa si studiava in quegli anni, se c’erano differenze con quello che ho studiato io, se le difficoltà sono state le stesse o se invece è sempre andato tutto liscio. E più di tutto vorrei sapere in cosa consistessero i “lavori donneschi”! Eh sì, perché la nonna Beatrice ha meritato un bell’8 in questa materia!

Ora, io immagino che i lavori donneschi si siano trasformati prima in economia domestica e poi in educazione tecnica, oppure mi sbaglio? Credo proprio che il passaggio sia stato quello e che questo passaggio abbia volontariamente o meno trasformato impeccabili casalinghe in fiere donne in carriera. Non voglio entrare in discorsi femministi e/o politici perché per fortuna ad oggi conosco un buon numero di uomini che vivono di lavori donneschi e almeno altrettante donne che spiccano in lavori tipicamente maschili. Mi viene dunque da pensare che nonostante le trasformazioni dei programmi scolastici, nonostante l’eliminazione di materie e corsi reputati inutili, poi alla fine l’indole, le aspirazioni e, per esempio nel mio caso, le estati trascorse con la nonna Beatrice, abbiano preso il sopravvento.

È per questo che so cucinare, che riesco ad abbinare ciò che trovo in frigo senza combinare guai o pasticci. Ed è per questo che lavoro a maglia e all’uncinetto, che so ricamare a punto croce un bavaglino e che so gestire la mia casa senza bisogno di dover pagare qualcuno perché lo faccia.

Purtroppo non tutte le donne della mia famiglia sono riuscite ad insegnarmi la propria arte e questo solo perché non hanno fatto in tempo. Com’è noto, però, la mia gioia sta nel sentirmi vicina a loro ogni volta che cucino, ricamo, lavoro a maglia o all’uncinetto. Ed è nell’uncinetto che credo di avere qualche difficoltà in più, visto che oltre alla catenella e al punto basso non andavo…

Ormai un paio di mesi fa, però, ho trovato su Facebook un modello all’uncinetto di Kate Alinari (Made by Kate su FB, katealinari su Instagram) e me ne sono innamorata perché leggendo le istruzioni, ho capito che avrei potuto farcela più o meno da sola. E non mi sbagliavo!

Cercavo un bel cappellino da abbinare alla mia mantella e desideravo che fosse adatto ad essa e che le desse il giusto valore.


Questo cappello, il modello “Le fit ” (https://madebykate.me/2016/04/26/uncinetto-le-fit-il-cappello-per-la-primavera-londinese/) è di facile e veloce esecuzione, sta bene a tutti ed è davvero di grande effetto.


E poi c’e Kate: il sole a Londra. È una ragazza davvero speciale. È umile, gentile, disponibile, generosa ed è anche uno dei soci fondatori (e ad oggi vicepresidente) del gruppo Magliuomini, a cui partecipa attivamente, come insegnante e non solo, tornando in Italia ogni volta che viene organizzato un raduno o che c’è una fiera a cui il gruppo partecipa.

Le attività di cui si occupa sono innumerevoli, ma nonostante questo, ha trovato il tempo di rispondere i miei messaggi e addirittura di pubblicare sulla propria pagina Facebook le foto del mio cappellino, riempiendomi di complimenti, forse non proprio tutti meritati.


Avendo realizzato la mantella in cotton merino Drops e in lana di pecora Brogna della Lessinia, acquistato dal mio amico Simone Villa, ho realizzato il mio “Le fit” con l’avanzo di cotton merino color pistacchio (10), usando il filo doppio. Credo sarà solo il primo di tanti, proprio per la sua semplicità e perché è un capo “One-day-piece”, come dico io, ma la prossima volta userò un filato diverso, seguendo lo schema. Infatti, avendo usato un filato più grosso di quello proposto nelle istruzioni e soprattutto non avendole modificate, come avrei dovuto, ho ottenuto un “Le fit” tutto mio, ma comunque molto carino e abbastanza simile all’originale. Kate stessa ne è stata entusiasta. Perché lei è così: non c’è errore che non si possa sistemare!


In uno degli ultimi messaggi, mi ha scritto: “la Kate…fa l’uncinetto…stop!” E forse a prima vista è così, ma dietro quell’uncinetto e soprattutto dietro quel sorriso smagliante si nasconde, neanche troppo bene, una grande positività, la solarità di questa ragazza toscana che anche a distanza è assolutamente curativa perché innesca una voglia di fare che pochi hanno.

E dunque grazie Kate, per avermi insegnato la maglia alta… Stop!

LaBeBi

L’anno del pinguino (con la tuba!).

Quando brindo all’anno nuovo, inizio un mio personalissimo count-down perché i tre mesi che mi separano dal compleanno passano in un lampo. Quest’anno, poi, gli anni da festeggiare erano 40 e c’era pure tutto il carico relativo a questo traguardo!

Me lo ha ricordato anche la piccola Vale con un biglietto speciale:

  
I presupposti per far festa sono sempre meno, ma ho dato ascolto al mio maritino e ho messo da parte i pensieri per un lungo week-end.

Ho avuto la gioia di rivedere alcuni amici marchigiani e molti altri amici che non vedo così di frequente e questo è stato il regalo più grande. Se avessi avuto tempo e voglia, avrei organizzato un autentico e scintillante birthday party e chi ha partecipato al mio matriagio sa di cosa sono capace, ma a parte tutto mi sono davvero goduta questi giorni e credo sia stata la cosa più importante.

Ho riso tanto, ho pianto tanto e non ho pensato a nulla.

Certo, a volte (spesso veramente), sono convinta di non essere esattamente dove avrei voluto, di non avere esattamente quello che desideravo, ma forse e senza neanche troppi dubbi, ho tanto più valore, soprattutto in termini di esperienza.

Pensavo che qualcuno avrebbe osato regalandomi qualche gomitolo, magari di quelli costosissimi che sogno la notte e invece nessuno ha avuto questo pensiero, forse per paura di sbagliare o forse perché chi mi conosce sa che sono ancora sopra i 250….gomitoli, ovviamente! A dirla tutta, nel lungo week-end del mio compleanno ho un po’ trascurato il mio knitting, ma ho avuto il piacere e l’onore di tornare indietro nel tempo e avere tra le mani una delle mie prime creazioni. L’oggetto in sè non è nulla di particolare: è una sciarpa a coste 3:3 molto lunga (più di 2 metri) e con le frange. Anche la lana non è assolutamente preziosa, ma il risultato è molto carino e anche lo spirito e l’affetto con cui viene indossata la migliorano ulteriormente. Ho lavorato questa sciarpa tanti anni fa, durante una vacanza di Natale sotto la neve, guardando “un posto al sole” e almeno 5 volte (senza mai vederne la fine però) il film “il profumo”.

Mimmino, in arte Simone Stacchio, proprietario di questa sciarpa, è il mio compagno alieno qui sulla terra.

Noi diciamo così.

Diciamo così perché in pochi capiscono il nostro essere ilari e sorridenti, ma scontrosi; generosi, ma egoisti; solari e placidi, ma ugualmente tempestosi e irruenti come un mare in tempesta.

  
 
Noi ridiamo.

Ridiamo soprattutto di noi stessi, dei nostri difetti, del nostro pessimo carattere.

Anche in occasione di questi giorni insieme non potevamo che ridere e giocare ad una vita parallela e piuttosto surreale in cui siamo stati anche fotografi e modelli su un set assolutamente casalingo!

  
E dunque, anche grazie a Mimmino, benvenuti 40! Non mi fate più paura, ma anzi mi avete dato coscienza e mi permettete di dimostrare gratitudine e lacrime senza vergognarmi e soprattutto di riconoscere chi merita di vivere la mia vita come comparsa o come protagonista. E di ridere, di essere felice la maggior parte del mio tempo, perché a 40 anni si è già stati abbastanza al mondo per capire almeno le proprie priorità e sicuramente quali avventure meritino di essere vissute.

Le mie avventure con Mimmino sono iniziate quasi 15 anni fa e nonostante gli anni passati, i capelli bianchi e gli acciacchi, il nostro splendore non accenna a diminuire ed è totalmente abbagliante quando siamo insieme!

Mimmino, grazie di essere il mio compagno alieno, per tutti i caffè d’orzo alla liquirizia già bevuti e da bere, per ogni fetta di ciauscolo, per ogni cuore di anguria, per ogni fontanella sulla spiaggia e per ogni pic-nic notturno.

Ti voglio bene!

La “piccola” Bea.

Are you ready for some football?

Ho scoperto da poco chi è Vujadin Boskov (1931-2014). Era un calciatore e allenatore di calcio jugoslavo naturalizzato serbo. Dalle mie ricerche ho scoperto che è autore di moltissime frasi d’effetto.

E infatti fino a pochi giorni fa non conoscevo la paternità né tantomeno il settore di appartenenza della frase “squadra che vince non si cambia” anche se ho sempre creduto fosse abbastanza intuitivo che appartenesse al mondo calcistico. Sono stata spesso oggetto di questo motto e non per qualche legame con il mondo del pallone, piuttosto perché nel mio passato lavorativo, ho avuto spesso a che fare con persone la cui prima passione era appunto il calcio. 

Da allora è passato tanto tempo, tante squadre sono state formate e smembrate, ma la valenza di queste di queste parole rimane nel mio quotidiano.

E dura per le collaborazioni più o meno segrete con il mio grande amico Simone Villa (www.riot-clothing-space.com) e rimane tra Simone e Elbert Espeleta (chiaroscurodyelab su FB, Instagram e Etsy).

Ho già ampiamente scritto di entrambi e non perdo occasione per mostrare al mio mondo la loro bravura e le loro competenze nell’ambito del knitting e non solo. Sapevo che la loro collaborazione avrebbe dato risultati fantastici e aspettavo con ansia che uno dei due mi avvisasse che “quei” gomitoli erano pronti.

È stato Simone a mandarmi il tanto atteso messaggio. Mi ha scritto: “sono pronti, vuoi vederli?”.

Pensate abbia resistito?

Ma soprattutto avrei mai potuto resistere e non comprare tutta una variante? Erano SOLO 5 gomitoli! La “mia” variante è la acid blue, arrivata direttamente dalla luna in un pacco con cuore metallizzato contenente una scatola glitterata e un sacco argento con fiocco animalier:

  

Scoprire il filato è stato un’ulteriore sorpresa.

Partiamo dalla fascetta, disegnata totalmente da Simone. Adoro la sua mano, mi piacciono i suoi personaggi e la zucchetta della mia variante è incantevole!

  

E poi la lana. I colori sono stratosferici, il filato è un po’ grezzo, ha una morbidezza del tutto naturale, perfetta per il capo che avevo in mente , una mantellina, e che sto realizzando a punto tessuto (linen stitch) con i ferri dritti del 7.

   
   

La lana proviene dalla pecora brogna ed è stata sapientemente tinta da Elbert. 
Per ogni informazione rimando al sito www.pecorabrogna.it in cui sono descritte tutte le curiosità più interessanti per conoscere e scoprire quest’ovino della Lessinia, ovino rarissimo e autoctono sopravvissuto all’estinzione.
  
Bravi amici, complimenti a tutti e due!
Simo, te lo dico ogni giorno: sei un portento!
Elbert…a te non lo dico ogni giorno, ma comunque spesso: sei una forza!
E visto il primo risultato, spero seguiranno (ma sono certa sarà così) altre proficue collaborazioni. 
Mi piace poter indossare un capo unico e in edizione limitata, ma soprattutto “squadra che vince non si cambia”!

LaBeBi    

The best is yet to come!

Se guardo indietro a valutare il 2015, posso solo rendermi conto che questo, come ogni anno passato e come ogni anno a venire, ha i suoi aspetti positivi e quelli negativi. Ogni anno può essere più o meno “fortunato”, ma tutto sta negli occhi con cui lo si vuole guardare.

Per me, questo 2015 è stato l’anno della scoperta, della rivelazione. Ho scoperto essenzialmente me stessa. Se un anno fa avessi anche solo potuto immaginare dove sarei stata oggi, non lo avrei ritenuto possibile.

Probabilmente per chi mi guarda “da lontano” sono sempre la stessa o anzi sono più antipatica e introversa. Chi mi vuol bene, a chi io voglio bene, invece, sa che il 2015 mi ha dato qualche momento davvero terribile che ho pensato di non superare, ma proprio grazie a questi ostacoli sono arrivata dove sono. E questi passi compiuti in avanti sono di quelli per cui non è prevista la retromarcia, sono quei risultati ottenuti rischiando, avendo finalmente quel coraggio che troppo spesso mi è mancato.

Dunque grazie 2015, ma anche grazie a chi nel corso di questo anno (e di quelli precedenti) mi ha dato modo di avere coraggio, di rinunciare a ciò che mi pareva essenziale, di tentare missioni apparentemente impossibili e grazie a chi mi ha aiutato nel buttarmi a capofitto nel vivere questa mia vita, nel bene e nel male. 

Un grazie enorme e dal profondo del cuore va a quegli amici ritrovati e trovati in quest’anno, ma soprattutto a mio marito. A lui che mi ha ascoltato (molto spesso direi), sostenuto, fatto ridere e asciugato lacrime fin troppo amare, letto i miei articoli, riaggomitolato i miei gomitoli senza che mai nulla fosse per lui, assaggiato e apprezzato i miei piatti a volte molto “pronti” e lasciandomi tutto il tempo per dar vita ai miei progetti, più o meno reali, senza mai dirmi “non puoi farcela”, ma al contrario incoraggiandomi ogni giorno a vedere il bicchiere mezzo pieno.

E questo perché, come mi sono tatuata proprio all’inizio di questo 2015, “la felicità è una scelta quotidiana. Non la trovi in assenza di problemi, la trovi nonostante i problemi”.

Per tutti questi motivi, ho voluto onorare questo 2015 dando vita a quello che ho chiamato il “kit del buonumore”. La destinataria è stata Stefania M., donna dal cuore grande e dal forte carattere. Ho voluto prepararle un regalino che le tenesse compagnia ogni giorno, dal risveglio e per tutta la giornata:  

  
 Il kit è stato realizzato in cotone Paris Drops a punto basso e comprende: un guanto doccia, un porta rossetto, un astuccio, un porta cellulare e infine un “porta pazienza”, cioè una bustina che racchiude un blocchetto e una matita per annotare tutti i pensieri negativi e poi dimenticarli, magari aiutandosi con un cioccolatino alcolico.

Credo che il mio regalo le sia piaciuto e indagherò durante il nuovo anno per capire se questi oggetti le daranno almeno un po’ di conforto, se non proprio il buonumore, anche se immagino che per una persona come la Stemina valga più il pensiero che l’oggetto in se. Ed è di persone così che si ha bisogno, vicine nonostante la lontananza e sempre pronte a donare un sorriso, nonostante i guai.

Tanti auguri a tutti e siate felici, perché il meglio deve ancora arrivare! 

LaBeBi

Wine & friends are a great blend (E. Hemingway)

Mi è sempre stato detto che le amicizie più sincere e durature sono quelle nate sui banchi di scuola. Personalmente ho avuto le mie batoste e le mie delusioni, ma in linea di massima, posso affermare che questo principio, quello dei banchi di scuola, ha una buona parte di verità.

Ho al mio attivo poche, selezionate amicizie. Il matrimonio è stato un momento in cui gli “amici” si sono manifestati, perché è così, lo dice pure David Lynch: le persone non cambiano, si rivelano. Ed è per questo che credo fermamente nella selezione che ho messo in atto, più o meno in modo naturale.

Essendo figlia unica sono sempre stata abituata a star da sola, a giocare con le mie bambole e quel che trovavo in casa, alla corda e più comodamente all’elastico con le sedie. Non ho mai particolarmente sofferto di questa solitudine, anzi…forse mi faceva apprezzare di più i momenti in compagnia. L’unica pecca è che ho sempre preteso molto dai miei rapporti e questo spiega tante cose. Non so se sono generosa o meno, ma credo di impegnarmi e dare quanto più mi è possibile ad ogni persona che incontro. Chi mi conosce bene, poi, sa che credo con tutta me stessa nella teoria junghiana della sincronicità e, quindi, reputo utile chiunque si presenti sulla mia strada, nel bene o nel male.

Quest’anno a fine maggio ho rivisto, dopo ben 25 anni, alcuni compagni di classe delle medie. Da allora ci siamo rivisti tre o quattro volte (è avvenuta anche in questo caso una selezione naturale) e ci rivedremo ancora prima della fine dell’anno. Ci sentiamo ogni giorno, ridiamo, ricordiamo e a volte dimentichiamo, ma è bellissimo! Il rapporto che si è creato è fantastico perché sincero, forse perché nato sui banchi di scuola, ma di sicuro maturato (e migliorato, un po’ come il vino che consumiamo in abbondanza durante questi incontri) nel tempo.

Le ragazze erano splendide bambine e sono donne stupende. I ragazzi erano teneri bambini e sono uomini forse vagamente immaturi, ma con un grande cuore, ancor più tenero.

Virginia, Alessia, Georgea, Alessandra (Ale fatti vedere e sentire di più, ti prego, e lo stesso vale per te, Luca!), Alberto, Stefano e, non ultimo, Lorenzo sappiate che vi voglio bene.

Tanto.

E sappiate anche che non lo dico spesso. Anzi mai. Ma non posso dire altro: vi voglio bene.

Sono felice di sentirvi ogni giorno e di vedervi appena possibile e spero che si possa continuare ad organizzare le nostre cene almeno fino a quando non avremo più la forza di stappare una bottiglia di vino, aprire un barattolo di funghi sott’olio o salire quattro piani di scale!

E alla faccia di Jung, sapete che c’è? Assumo per un attimo i panni di Alberto oratore e vi cito, adattandolo, Charles Dickens: voi per me siete persone di quelle che si ri-incontrano quando la vita decide di farti un regalo. 

  
Perché voi (e un paio di altre persone per quest’anno) siete stati un regalo, di quelli il cui valore non è assolutamente misurabile.

Vivitibbi.

LaBeBi