(Non) Tutte le ciambelle riescono col buco!

Per tutti e cinque e sottolineo tutti e cinque gli anni delle elementari, quando arrivava Carnevale, io mi ammalavo. Avevo la febbre. Sempre. Così, non solo saltavo la festa a scuola, ma ero anche obbligata a stare chiusa in casa per una settimana con la nonna Josi. La parte migliore era quando la febbre era abbastanza alta da farmi dormire perché invece, quando iniziavo a stare meglio, ero obbligata a guardare tutte le soap opera di Rete 4 con una breve interruzione per “il pranzo è servito”. Adoravo quella trasmissione e credo piacesse molto anche a lei altrimenti non me l’avrebbe fatta vedere. Quindi aspettavo con ansia che tornasse mia mamma dal lavoro perché mi permetteva, quando stavo meglio, di mettere il mio vestito di Carnevale. Era una maschera da Fata Turchina. Aveva tutto: bacchetta magica, cappello a punta, tanto voile azzurro. Era tutto molto molto azzurro ed è stato per tutti e cinque gli anni sempre lo stesso vestito, naturalmente ereditato da mia cugina Barbara. Verso la fine della settimana e penso fosse così ma solo perché ho un ricordo vivido della cosa e immagino quindi stessi meglio, la nonna Josi preparava i “dones”. Le origini australiane di mia nonna e il fatto che avesse imparato l’italiano praticamente da autodidatta, hanno dato a me e ai miei cugini la possibilità di avere una sorta di mondo parallelo, tutto nostro. Dopo tantissimi anni, abbiamo scoperto che i “dones” non erano altro che i donuts, quelli di cui è tanto goloso Homer Simpson (fonte Pinterest).

  
Le ciambelle che preparava mia nonna erano carine e anche buone, ma non erano i veri donuts americani. In Italia è difficile trovarli o almeno quelli che ho assaggiato non avevano niente a che vedere con quelli, ad esempio, di New York. I donuts di Homer sono morbidi, dolcissimi, golosissimi e coloratissimi e vanno assaggiati obbligatoriamente!

Pochi giorni fa, con Marinunzia Piccenna, in Via Solari 19 a Milano, ho tradotto le istruzioni di una fantasia davvero molto carina. L’abbiamo chiamata “treccine col buco”, ma il nome tecnico è St. John’s wort knitting stitch (vedere il sito http://www.knitting-bee.com).

Queste le istruzioni:

Montare un numero di maglie multiplo di 6 più 2 di vivagno.

Riga 1 >> una maglia a diritto, *passare una maglia dal ferro di sinistra a quello di destra, due maglie a diritto, scavallare la maglia passata sulle due a diritto, tre maglie a diritto*, una maglia a diritto;

Riga 2 >> una maglia a rovescio, *quattro maglie a rovescio, un gettato, una maglia a rovescio*, una maglia a rovescio;

Riga 3 >> una maglia a diritto, *tre maglie a diritto, passare una maglia, due maglie a diritto, scavallare la maglia passata*, una maglia a diritto;

Riga 4 >> una maglia a rovescio, *una maglia a rovescio, un gettato, quattro maglie a rovescio*, una maglia a rovescio.

Sto usando questa fantasia per una stola in Drops Delight, colore 16 verde/blu.

  
Questa fantasia è molto carina per un top estivo, un dettaglio come maniche e taschine magari in un golf invernale o anche una copertina, più o meno baby. E non è assolutamente complicata, si prende la mano subito, ma consiglio di concludere il motivo, che si forma ogni quattro righe, per non rischiare di sbagliare quando si riprende in mano il lavoro. 

E per il prossimo carnevale potrei prepararmi una maschera, magari all’uncinetto, da indossare in preda a qualche virus guardando soap opera e mangiando…dones!

LaBeBi