Wine & friends are a great blend (E. Hemingway)

Mi è sempre stato detto che le amicizie più sincere e durature sono quelle nate sui banchi di scuola. Personalmente ho avuto le mie batoste e le mie delusioni, ma in linea di massima, posso affermare che questo principio, quello dei banchi di scuola, ha una buona parte di verità.

Ho al mio attivo poche, selezionate amicizie. Il matrimonio è stato un momento in cui gli “amici” si sono manifestati, perché è così, lo dice pure David Lynch: le persone non cambiano, si rivelano. Ed è per questo che credo fermamente nella selezione che ho messo in atto, più o meno in modo naturale.

Essendo figlia unica sono sempre stata abituata a star da sola, a giocare con le mie bambole e quel che trovavo in casa, alla corda e più comodamente all’elastico con le sedie. Non ho mai particolarmente sofferto di questa solitudine, anzi…forse mi faceva apprezzare di più i momenti in compagnia. L’unica pecca è che ho sempre preteso molto dai miei rapporti e questo spiega tante cose. Non so se sono generosa o meno, ma credo di impegnarmi e dare quanto più mi è possibile ad ogni persona che incontro. Chi mi conosce bene, poi, sa che credo con tutta me stessa nella teoria junghiana della sincronicità e, quindi, reputo utile chiunque si presenti sulla mia strada, nel bene o nel male.

Quest’anno a fine maggio ho rivisto, dopo ben 25 anni, alcuni compagni di classe delle medie. Da allora ci siamo rivisti tre o quattro volte (è avvenuta anche in questo caso una selezione naturale) e ci rivedremo ancora prima della fine dell’anno. Ci sentiamo ogni giorno, ridiamo, ricordiamo e a volte dimentichiamo, ma è bellissimo! Il rapporto che si è creato è fantastico perché sincero, forse perché nato sui banchi di scuola, ma di sicuro maturato (e migliorato, un po’ come il vino che consumiamo in abbondanza durante questi incontri) nel tempo.

Le ragazze erano splendide bambine e sono donne stupende. I ragazzi erano teneri bambini e sono uomini forse vagamente immaturi, ma con un grande cuore, ancor più tenero.

Virginia, Alessia, Georgea, Alessandra (Ale fatti vedere e sentire di più, ti prego, e lo stesso vale per te, Luca!), Alberto, Stefano e, non ultimo, Lorenzo sappiate che vi voglio bene.

Tanto.

E sappiate anche che non lo dico spesso. Anzi mai. Ma non posso dire altro: vi voglio bene.

Sono felice di sentirvi ogni giorno e di vedervi appena possibile e spero che si possa continuare ad organizzare le nostre cene almeno fino a quando non avremo più la forza di stappare una bottiglia di vino, aprire un barattolo di funghi sott’olio o salire quattro piani di scale!

E alla faccia di Jung, sapete che c’è? Assumo per un attimo i panni di Alberto oratore e vi cito, adattandolo, Charles Dickens: voi per me siete persone di quelle che si ri-incontrano quando la vita decide di farti un regalo. 

  
Perché voi (e un paio di altre persone per quest’anno) siete stati un regalo, di quelli il cui valore non è assolutamente misurabile.

Vivitibbi.

LaBeBi 

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